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Il computer, tra sviluppo ed emarginazione

IL COMPUTER: PROSPETTIVE DI SVILUPPO MA ANCHE EMARGINAZIONE SOCIALE

Il termine multimedialità è oggi molto diffuso, per indicare la compresenza di diversi sistemi e supporti tecnici di “registrazione” della cultura. Soprattutto il personal computer sembra essere lo strumento meglio capace di integrare in una prospettiva nuova diversi linguaggi di comunicazione. Nelle sue prime generazioni il computer era considerato soprattutto come una potente macchina di calcolo, capace di risolvere i problemi di una società che stava avanzando nell’industria e nei servizi, accelerando le operazioni ripetitive, consentendo un minore e migliore controllo e soprattutto un’attenuazione della fatica da parte dell’uomo. Ora, la diffusione del personal computer e la massificazione del suo uso ha portato a scorgere in questo strumento un potere nuovo, quello di comunicare altri linguaggi, non solo scritto, ma musicale, visuale attraverso immagini fisse o in movimento; ma, fatto ancora più importante, questi linguaggi si integrano tra loro e consentono quindi di aumentare le potenzialità che sono loro intrinseche. La multimedialità, dunque, non va identificata con la semplice disponibilità di più media, ma con la loro integrazione. Nell’ultimo decennio, la multimedialità si è arricchita dell’apporto di internet. È stato definito come una ragnatela mondiale. Esso è infatti un grande insieme di reti di calcolatori e di singoli computer collegati liberamente tra loro in tutto il mondo. Internet è il modo più efficace ed efficiente sperimentato fino a ora per scambiarsi informazioni sotto forma di testi, software, immagini, suoni e filmati codificati in bit. La quantità delle informazioni presenti in rete è enorme; Internet può essere definita come il più grande archivio di informazioni esistente al mondo. I servizi che esso può offrire rientrano nell’ambito delle comunicazioni interpersonali, ad esempio attraverso la posta elettronica (e-mail) o attraverso le chat-line e il trasferimento di file. Internet consente di visitare un museo, di leggere libri, di sfogliare giornali e riviste, d’acquistare o vendere per corrispondenza e tramite carta di credito un profumo, un elettrodomestico, un’automobile, titoli azionari, ecc., di conoscere in tempo reale cosa sta avvenendo nel mondo, di comunicare e scambiare notizie, informazioni ed opinioni con parenti, amici o sconosciuti sparsi in ogni angolo della Terra. Anche la lingua scritta e parlata si è impreziosita di nuovi termini appartenenti al linguaggio informatico: parole ed espressioni quali “basic”, “mouse”, “file”, “navigare su Internet”, fanno ormai parte del vocabolario di bambini e adulti. Avere dimestichezza con il “computer” e con il linguaggio è diventato requisito indispensabile per poter svolgere le occupazioni che ne contemplano l’utilizzo e per aggiornarsi nella professione. Senza contare poi l’emergere di nuove figure lavorative, ad esempio i programmatori informatici, di corsi, studi scolastici ed indirizzi universitari, di rivenditori autorizzati, negozi specializzati, tecnici per l’assistenza ecc.

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Dalla scuola, al lavoro

IL DIVARIO TRA SCUOLA E LAVORO: un problema difficile per gli italiani

A fronte delle sempre più veloci ed incisive trasformazioni che intervengono nella realtà attuale, sussiste ancora uno scarto eccessivo tra la suola e il mondo del lavoro. La società italiana appare oggi contrassegnata da profonde e rapide trasformazioni che investono direttamente sia l’aspetto strutturale, sia la contestualizzazione sovranazionale della nostra economia. Naturalmente tali processi di trasformazione acquistano un’enorme rilevanza anche sotto il profilo culturale, chiamando in causa le attività ed i contenuti del sistema scolastico che si trova a svolgere un compito rilevantissimo per il progresso dell’intera comunità nazionale.

A tal proposito bisogna ammettere che il divario tra scuola e mercato del lavoro ha assunto proporzioni sempre più consistenti, evidenziate dalla divaricazione tra le reali possibilità di assorbimento nel comparto delle professioni ed il continuo gettito di giovani diplomati o laureati che abbiano completato il proprio iter di studi. Ecco perché migliaia e migliaia di ragazzi, che pure hanno conseguito un titolo di studio dalla scuola secondaria o addirittura dall’Università, si trovano a fare i conti con il devastante problema della disoccupazione.

Alla luce di ciò, la scuola ha già provveduto a muovere passi concreti in direzione di una più riuscita integrazione con le domande provenienti dal mercato del lavoro, come dimostrano, ad esempio, l’introduzione delle cosiddette “lauree brevi”  e l’aggiornamento dei programmi didattici con materie che abituino alla convivenza e all’uso di nuove tecnologie. Per non parlare poi del lancio dei "contratti di stage", in virtù dei quali gli studenti prossimi alla maturità avranno modo di seguire alcuni periodi di addestramento pratico all'interno delle aziende, così da garantirsi esperienze lavorative che, seppure non retribuite, potranno comunque valere come primo ed importante approccio al mondo del lavoro. Occorre tener presente che la tendenza attuale delle aziende -siano esse pubbliche o private, economiche o d’ispirazione umanistica - è quella di assumere personale altamente qualificato, in possesso di un titolo di studio elevato o di una specializzazione molto precisa. Inoltre sarà sempre più richiesta la familiarità con gli strumenti informatici, la conoscenza di almeno una lingua straniera ed il corretto uso delle tecniche di comunicazione.

Questo è solo uno dei tanti e importanti problemi  presenti  sul territorio italiano e io da cittadina di questo Paese e studentessa universitaria auspico che le istituzioni tutte prendano provvedimenti seri  per colmare a questo enorme divario che occupa ormai ogni giorno le prime pagine dei giornali e telegiornali e che molti neo-laureati sono costretti ad affrontare. Speriamo che presto arrivi una soluzione concreta!!!    

di Eugenia Longhin

La pizzica: anima del salento

La pizzica salentina, un misto di fantasia, sensualità, passione e desiderio, è il ballo più antico e caratteristico della tradizione popolare del Salento.

Anticamente considerata una danza terapeutica, veniva usata come unica medicina in grado di guarire dal morso della taranta. La stragrande maggioranza della popolazione del Salento era di origine contadina e per questo motivo era costretta a vivere ogni giorno a stretto contatto con la terra e gli animali, tra cui ragni e tarantole. Queste ultime erano in grado di pungere e di far cadere la persona in questione in uno stato di trance, dal quale si poteva guarire solo grazie alla musica della "pizzica". Il rito terapeutico si svolgeva soprattutto nelle proprie case ove con l’aiuto della musica, i “tarantati” ballavano per ore ed ore fino a cadere stremati a terra.

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Giovani, scuola, occupazione

Occupazione: letteralmente, presa di possesso stabile di un luogo, è oggi un’espressione usata dai giovani studenti per indicare la caotica perdita di un giorno di scuola.

Fenomeno sempre più diffuso da un po’ di anni nelle scuole italiane è basato su avvenimenti spesso non inerenti all’istruzione e all’ambiente scolastico in genere.

Vista inizialmente come forma di protesta contro una decisione costituzionale non giusta per l’individuo ma mutatasi ultimamente in un pretesto per perdere ore curriculari, è spessissimo sinonimo di caos e anarchia negli istituti colpiti dal fenomeno.

Sono state molte nel corso degli ultimi anni le scuole colpite da continui attacchi di violenza e distruzione da parte di corposi gruppi di giovani che uniti dall’unico obiettivo di “non entrare” per qualche settimana danneggiano seriamente ciò che in realtà indirettamente gli appartiene dalla prima volta in cui ci hanno messo piede, ma sulla quale non hanno alcun diritto di distruzione e deturpamento. Armadi divelti, sedie e banchi improvvisamente monchi, porte bloccate o addirittura ridotte a piccoli pezzi di legno, classi con pareti perforate, laboratori incendiati, intere facciate esterne imbrattate con stupide frasi, corridoi affollati da segni evidenti del passaggio di vandali, (…) ecco cosa resta di una scuola dopo soli alcuni giorni di occupazione: cumuli di macerie di quello che pochi giorni prima era stata la gloria di un istituto!

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